Parix Hilton, una promessa del rap italiano

Ciao Parix! Come stai?

Ciao a tutti. Molto bene, anche perché in questo momento sono a Barcellona, ovviamente non in vacanza ma a girare un videoclip per il mio progetto.

Raccontaci un pò di te:

Chi è Parix e di dove sei?

Tu mi chiedi chi è Parix… Intanto è Parix Hilton, nome e cognome, sempre. Ciò che posso dire è che io non sono una persona, ma sono milioni di persone; questo penso si senta anche nella mia musica: bisogna sentire tanti miei lavori per rendersi conto di tutte le persone che ci sono dentro di me, probabilmente perché ogni singola canzone è una persona diversa che parla.

Come ti sei avvicinato al mondo rap?

Al mondo del rap da ascoltatore mi ci sono avvicinato da ragazzino, anche se originariamente ero un metallaro sfegatato, suonavo in varie band: in una la batteria, in una il basso, in una il piano e la chitarra, e cantavo; però sì, adoravo ascoltare anche il rap, e dopo un po’ di anni ho conosciuto Dj Shablo, che mi ha effettivamente introdotto in questo mondo da un punto di vista lavorativo. È stato il mio manager fino a qualche anno fa.

Cosa ti ha incuriosito e cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della produzione?

Mi sono avvicinato al mondo della produzione per necessità: mi piace essere autonomo, e dal momento che avevo le capacità per crearmi le basi su cui cantare ho iniziato a produrmi i miei pezzi. Successivamente altri artisti mi hanno iniziato a notare chiedendomi inizialmente di suonare la chitarra o il piano sui loro brani, lo step successivo è stato di andare in tour con loro come strumentista, basti pensare al tour che ho fatto con Marra o con Sfera, ed infine mi hanno iniziato a chiedere delle vere e proprie produzioni.

Siccome sei anche musicista, qual è stato il primo strumento che hai suonato? Hai uno strumento preferito?

Il primo strumento che ho suonato è stato il pianoforte, da bambino lo avevo in casa perché mia sorella prendeva lezioni; io e mia sorella litigavamo per il pianoforte e ci picchiavamo per chi doveva suonarlo. Dopodichè quando ho compiuto circa 12/13 anni il fidanzato di mia sorella mi regalò una chitarra. Rimasi chiuso in camera per un sacco di tempo cercando di imparare a suonarla a tutti i costi. Ricordo mia madre che diceva “ci sono i tuoi amici fuori che vogliono andare in skate con te” ma io stavo cercando di imparare una canzone dei Blink-182 con la chitarra, e pensavo “porca puttana finchè non la imparo, non esco”. E le giornate passavano così.
Se dovessi scegliere uno strumento preferito non saprei quale dire, perché li adoro veramente tutti. Non mi ritengo un batterista professionista, però sicuramente con la batteria me la cavo. Invece chitarra e piano li suono da molto più tempo. Sicuramente la chitarra è lo strumento più difficile: ci vuole un tocco particolare, basta poco per sbagliare, basta poco per non rendere il suono pulito. Invece il pianoforte è più semplice, un producer base qualche accordo con il piano lo sa sicuramente fare, andando poi a modificare il suono digitalmente qualcosa di buono esce sicuro. Con una chitarra un producer base è probabile che non sappia fare nulla, infatti spesso la usano campionata, o usano determinati plug in.

Di questi tempi, in cui la produzione nel rap è diventata fondamentale rispetto a prima, cosa pensi sia più importante in una produzione?

In una produzione la cosa più importante di tutte penso sia ciò che va a fare il cantante quando ci registra la canzone sopra.
Oggi stiamo vivendo un’era legata alla tendenza per qualsiasi cosa: prendendo in considerazione una produzione atipica di vetri che si rompono e di persone che urlano, se ci cantasse sopra uno che non è nessuno sarebbe una produzione di uno sfigato, se invece ci cantasse sopra Kanye West sarebbe considerato un genio il produttore in questione; di conseguenza è impossibile capire i segreti di una produzione di livello, ed è per questo che le mie produzioni sono esclusivamente il derivato del mio gusto personale.

Chi sono stati i rapper da cui hai preso ispirazione o che ti hanno fatto piacere questo genere musicale?

I rapper da cui ho preso ispirazione sono sicuramente quelli di quando ero piccolo: Kaos One, Neffa, poi crescendo ho ascoltato molto Marracash e posso affermare che è il mio rapper preferito. Ciao Marra, ti saluto, sei il mio rapper preferito. Infatti è stata un’enorme soddisfazione quando una notte su twitter mi scrisse che la mia musica spaccava e che la stava ascoltando su YouTube. Shablo successivamente me lo presentò e addirittura mi chiamò per fare il tour. Capite che soddisfazione? In tour con il mio rapper preferito.

Hai collaborato con grandi nomi del rap game nostrano, come ti sei sentito a lavorare con loro? Hai legato di più con qualcuno in particolare?

Ho collaborato con grandi nomi, si, e sto ancora continuando a farlo, vedrete. Mi sono trovato molto bene a lavorare con loro. Inizialmente da esterno quando registrai le prime chitarre per Marracash ero molto in soggezione, era comunque la prima volta, lui è ancora oggi il mio rapper preferito, e mi sentivo inferiore, quasi fuori luogo. Ovviamente con il tempo impari a far parte di un determinato ambiente, ed incontrando sempre più rapper il tutto diventa una routine, una normalità. In particolare penso che in tutto l’ambiente dei rapper le persone con cui ho legato di più instaurando un rapporto indipendentemente dalla musica sono Tormento e Izi.

Featuring che sogni?

I featuring che sogno: sicuramente uno con Marracash; con Fabri Fibra ne ho fatti tre ma non sono mai usciti perché nessuno dei due era convinto delle canzoni e del risultato finale, tutte le volte. Però si, il featuring con Marracash sarebbe un sogno ma non mi azzardo a chiederlo perchè la risposta sarebbe sicuramente “no” dato che non faccio numeri importanti e ci rimarrei male. Indubbiamente mi piacerebbe anche una traccia con Noyz però mi accontento di aver prodotto “Enemy” ed in generale dai, le mie piccoli soddisfazioni me le sto portando a casa. Ad ogni modo ci sono varie collaborazioni che sto facendo, quindi rimanete sintonizzati.

Come ti senti, quando produci e rappi su una tua strumentale rispetto a quando lo fai fai su quella prodotta da un altro?

Come mi sento? Beh, non bene. I beat che mi piacciono di più sono sempre quelli che do agli altri e quelli che mi piacciono meno sono sempre i miei. Ed il bello è che quelli a cui do le produzioni quando sentono un mio singolo che esce mi scrivono sempre “ma porca puttana perché non mi fai un beat così a me?”. E quindi credo che questo concetto sia molto affine al detto “l’erba del vicino è sempre più verde”.
Quando produco ovviamente sto bene, è bello, è come disegnare una città che ti crei da solo ed è stupendo vedere come piano piano il tutto prenda forma. Invece quando faccio delle produzioni per gli altri ho comunque molte soddisfazioni, soprattutto quando i cantanti in questione sanno davvero andarci sopra in modo perfetto.
Diavolo, non vedo l’ora di tornare da Barcellona per fare quindici produzioni in una settimana.

Un saluto a STREETRAPITALIA, continuate a seguirmi perché ce ne saranno delle belle.

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